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Carnevali e Maschere della Lucania — a valenza antropologica e culturale
Un gruppo di scampanatori percorre una via di San Mauro Forte reggendo grandi campanacci di bronzo

Carnevali Lucani · Gli otto riti

San Mauro Forte

Il Campanaccio e la tradizione della transumanza

Il Campanaccio Dal 15 al 17 gennaio

Il Carnevale di San Mauro Forte, nel territorio della collina materana, ha nel Campanaccio il suo elemento più riconoscibile. Il rito è legato alla cultura agropastorale del territorio e alla memoria della transumanza, quando le mandrie attraversavano il paese durante gli spostamenti stagionali.

La festa raggiunge il suo momento centrale tra il 15 e il 17 gennaio, in occasione di Sant’Antonio Abate, quando gruppi di uomini percorrono le vie del paese suonando grandi campanacci.

Il Campanaccio è oggi uno dei riti carnevaleschi più caratteristici della Basilicata e rappresenta un patrimonio culturale profondamente legato alla comunità di San Mauro Forte.

IL CAMPANACCIO

Il protagonista del rito

Il campanaccio è il vero protagonista della festa.

Si tratta di grandi campane utilizzate tradizionalmente nell’allevamento e nella pastorizia, che durante il rito vengono portate e suonate dai partecipanti lungo le strade del paese.

Le diverse dimensioni dei campanacci hanno anche una denominazione tradizionale: quelli più lunghi sono associati al maschile, mentre quelli più larghi al femminile.

Il suono continuo e potente costituisce l’elemento distintivo della manifestazione e trasforma il centro storico in uno spazio sonoro riconoscibile.

GLI SCAMPANATORI

Il corteo delle campane

I protagonisti del rito sono gli scampanatori, gruppi spontanei di persone che percorrono le vie del paese portando i campanacci.

La documentazione regionale descrive i partecipanti tradizionali con cappucci e camici bianchi, spesso piegati in avanti mentre fanno oscillare energicamente le grandi campane. Al campanaccio si affiancano strumenti della tradizione musicale lucana, come la cupa cupa.

Il corteo non segue soltanto una logica spettacolare: il movimento, il rumore e la partecipazione collettiva sono parte integrante del rito.

IL RITO DI SANT’ANTONIO ABATE

Tra tradizione religiosa e cultura contadina

Il Campanaccio è strettamente legato alla festa di Sant’Antonio Abate, celebrata il 17 gennaio.

La tradizione conserva elementi riconducibili sia alla devozione religiosa sia ai più antichi riti legati alla terra, alla fertilità e alla protezione degli animali. La documentazione regionale sottolinea inoltre il rapporto con la transumanza e con la cultura pastorale.

Il rito segna così l’inizio del periodo carnevalesco e mette in relazione la dimensione religiosa con quella agricola e comunitaria.

IL SUONO E LA TRANSUMANZA

La memoria del mondo pastorale

Il rapporto con la transumanza è uno degli aspetti che caratterizzano maggiormente l’identità del Campanaccio.

San Mauro Forte si trovava lungo importanti percorsi utilizzati dalle mandrie che dalle zone montane scendevano verso le aree più vicine alla costa. La presenza dei grandi campanacci è rimasta nella memoria del paese proprio attraverso questa relazione con il mondo pastorale.

Il loro suono richiama quindi una cultura fatta di allevamento, agricoltura e spostamenti stagionali del bestiame.

IL CARNEVALE E LA COMUNITÀ

Una festa partecipata

Il Campanaccio coinvolge direttamente la comunità. Gli scampanatori attraversano il centro abitato, incontrano gli abitanti e trasformano le vie del paese nel luogo stesso della manifestazione.

Alla dimensione rituale si affiancano momenti di musica, convivialità, degustazione e incontro, che contribuiscono alla partecipazione collettiva.

La tradizione non viene quindi osservata soltanto dall’esterno: il suo valore dipende dalla capacità della comunità di continuare a praticarla e trasmetterla.

IL CARNEVALE SANMAURESE

Il Campanaccio come identità

A San Mauro Forte il Carnevale si distingue dalle altre tradizioni lucane per la centralità assoluta del campanaccio.

Non sono le grandi maschere a definire il corteo, ma il suono prodotto dagli strumenti della cultura pastorale e il movimento degli scampanatori.

Il rito conserva così una forte relazione con la storia economica e sociale del territorio, nella quale agricoltura, allevamento, transumanza e vita comunitaria sono strettamente collegati.

UN PATRIMONIO VIVO

Il Campanaccio di San Mauro Forte continua a rappresentare un elemento fondamentale dell’identità culturale del paese.

Il suono delle grandi campane, gli scampanatori, il rapporto con Sant’Antonio Abate e la memoria della transumanza costituiscono un patrimonio che continua a essere praticato e trasmesso.

La sua particolarità sta proprio nella semplicità del gesto: portare, suonare e condividere il campanaccio diventa il modo attraverso cui una comunità conserva la memoria del proprio territorio e della propria cultura agropastorale. Il Campanaccio è infatti riconosciuto dalla Regione Basilicata tra i beni del patrimonio culturale immateriale.

Due scampanatori con enormi campanacci appesi al collo, ritratti in un interno
Due campanacci di bronzo appoggiati su una fontana; sullo sfondo la torre normanna di San Mauro Forte

In sintesi

Luogo
San Mauro Forte, Basilicata
Elemento distintivo
Campanaccio
Momento centrale
15–17 gennaio, con il 17 dedicato a Sant’Antonio Abate
Protagonisti
gli scampanatori
Strumenti
grandi campanacci e cupa cupa
Tradizione
cultura agropastorale e transumanza
Significati
fertilità, protezione e rinnovamento
Rito
corteo degli scampanatori per le vie del paese
Valore culturale
patrimonio immateriale e identità della comunità

Fonti

  1. Scaldaferri, Nicola (a cura di), Santi, animali e suoni. Feste dei campanacci a Tricarico e San Mauro Forte, Nota, Udine, 2005.
  2. Guizzi, Febo, “Campanacci a festa”, in N. Scaldaferri (a cura di), Santi, animali e suoni. Feste dei campanacci a Tricarico e San Mauro Forte, Nota, Udine, 2005, pp. 20-37.
  3. Scaldaferri, Nicola, “I campanacci organizzati di San Mauro Forte, fra tradizione e patrimonializzazione”, 2009.
  4. Scaldaferri, Nicola, “Il Campanaccio di San Mauro Forte. Un’esperienza di etnografia sonora in Basilicata”, in G. Raschieri (a cura di), Il terzo suono. Dialoghi al crocevia delle tradizioni orali, vol. 2, Università degli Studi di Trento, Trento, 2023, pp. 227-244.
  5. De Martino, Ernesto, Sud e magia, Feltrinelli, Milano, 1959.

Ospitalità e come arrivare

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