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Carnevali e Maschere della Lucania — a valenza antropologica e culturale
Maschere de L’Màshkr in corteo nella nebbia lungo una via di Tricarico, una di loro porta un campanaccio

Carnevali Lucani · Gli otto riti

Tricarico

L’Màshkr: il rito delle maschere, la mandria, il suono dei campanacci

L’Màshkr 17 gennaio e ultima domenica di Carnevale

A Tricarico il Carnevale non è soltanto una festa.

È un rito collettivo, un patrimonio culturale che ogni anno torna a vivere nelle strade del borgo attraverso maschere, suoni, gesti e percorsi tramandati nel tempo.

Il suo segno più riconoscibile è l’Màshkr, il corteo delle maschere tradizionali che rappresentano una mandria di vacche e tori in transumanza. Il movimento degli animali, il suono dei campanacci, la presenza del mandriano e l’attraversamento degli antichi quartieri di Tricarico trasformano il paese in uno spazio rituale nel quale la memoria della cultura agro-pastorale continua a manifestarsi nel presente.

L’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale del Ministero della Cultura inserisce il Carnevale di Tricarico tra le espressioni del patrimonio immateriale e riconosce nelle sue maschere la rappresentazione figurata della mandria durante la transumanza.

IL RITO

17 gennaio: Sant’Antonio Abate

Il Carnevale di Tricarico prende avvio il 17 gennaio, giorno dedicato a Sant’Antonio Abate, figura tradizionalmente associata alla protezione degli animali e profondamente legata alla cultura contadina.

È all’alba che il paese comincia a cambiare volto, svegliato dal suono dei campanacci. Le maschere si vestono e si preparano a trasformarsi in una vera e propria mandria: vacche e tori prendono forma e attraversano le strade del paese, dando vita a uno dei momenti più caratteristici del rito.

Il corteo raggiunge quindi la chiesa di Sant’Antonio Abate, dove avviene la benedizione degli animali veri e delle maschere da parte dell’Arcivescovo o del sacerdote locale. È da questo momento che prende ufficialmente avvio il corteo, che torna ad attraversare le vie di Tricarico nel segno di una tradizione tramandata nel tempo.

La festa religiosa e il rito carnevalesco si incontrano così nello stesso spazio e nello stesso tempo, dando vita a una manifestazione in cui dimensione spirituale, cultura contadina e rappresentazione popolare convivono e si intrecciano.

Il rito si rinnova poi nell’ultima domenica di Carnevale, quando le maschere tornano a sfilare per le strade del paese, chiudendo idealmente il ciclo della festa.

LE MASCHERE

Vacche e tori

Le protagoniste del Carnevale di Tricarico sono le maschere zoomorfe, le vacche e i tori, che trasformano le strade del paese in una grande mandria in movimento.

Le vacche indossano tradizionalmente una calzamaglia e una maglia bianca, completate da un cappello a falda larga, decorato con nastri colorati. I tori, invece, sono vestiti di nero e portano cappelli ornati da nastri rossi e neri. A caratterizzare entrambe le figure è il velo, che copre parzialmente il volto e contribuisce a rendere irriconoscibile chi si trova sotto la maschera.

Ma il costume, da solo, non basta a creare la maschera.

Chi indossa l’Màshkr assume infatti anche il comportamento dell’animale che rappresenta: cammina, corre, si muove, si avvicina e interagisce con gli altri seguendo i gesti e le dinamiche di una vera mandria. Il campanaccio, il movimento del corpo e il rapporto con le altre maschere diventano così parte integrante della rappresentazione.

La maschera non è dunque soltanto qualcosa da indossare, ma una condizione da vivere attraverso il corpo. È nel movimento, nell’andatura e nell’interazione con lo spazio e con gli altri che la trasformazione prende forma.

In questa dimensione rituale si possono riconoscere anche suggestioni riconducibili agli antichi riti dionisiaci, nei quali il rapporto con il mondo animale, il travestimento, la perdita temporanea dell'identità individuale e la dimensione collettiva contribuivano a creare una condizione di rovesciamento e di trasformazione. Non come semplice sopravvivenza di un rito antico, ma come parte di quella più ampia stratificazione simbolica e rituale che nel tempo ha attraversato le culture mediterranee.

La strada diventa così il luogo del rito: uno spazio quotidiano che, per la durata del Carnevale, si trasforma nel territorio della mandria e accoglie una tradizione in cui gesto, suono, movimento e trasformazione restituiscono la memoria della cultura contadina e rituale di Tricarico.

IL SUONO

I campanacci

Prima ancora di vedere la mandria, la si sente arrivare.

Il suono dei campanacci è una delle componenti più potenti e riconoscibili del Carnevale di Tricarico. Il ritmo prodotto dalle maschere accompagna il corteo e ne scandisce il movimento, evocando il passaggio degli animali durante la transumanza.

Non è semplicemente un accompagnamento musicale, ma il paesaggio sonoro del rito.

Campanacci, passi, richiami e movimenti costruiscono una dimensione collettiva nella quale il rumore della mandria diventa parte della memoria del paese.

LA MANDRIA

Un paese in movimento

Il corteo percorre le strade e gli antichi quartieri del centro storico, seguendo una struttura che richiama quella di una vera mandria.

Alla guida ci sono il mandriano e i massari, incaricati di mantenere l’ordine e guidare il gruppo lungo il percorso.

Ma, con il procedere del corteo, questo ordine comincia a dissolversi. Le maschere diventano più libere, i tori più irruenti e il comportamento animale prende il sopravvento. È il momento delle danze di corteggiamento e della monta, gesti rituali legati alla fertilità, alla riproduzione e alla continuità della vita.

Il gioco tra tori e vacche diventa così una rappresentazione dell’istinto, della fecondità e della forza generatrice della natura, riportando al centro della festa il legame ancestrale tra la comunità contadina, gli animali e i cicli della terra.

È proprio in questo passaggio dall’ordine alla libertà, dalla disciplina all’istinto, che emerge uno dei caratteri fondamentali del Carnevale: il temporaneo rovesciamento dell’ordine e il passaggio al caos.

LA COMUNITÀ

Un Carnevale che appartiene a tutti

Il Carnevale di Tricarico non vive soltanto nel momento della sfilata. La sua forza risiede nel coinvolgimento della comunità.

Le maschere attraversano i quartieri, incontrano gli abitanti, entrano negli spazi della vita quotidiana e riportano il rito dentro il paese.

Per questo il Carnevale non può essere considerato soltanto uno spettacolo da osservare.

È una pratica culturale nella quale la comunità è contemporaneamente protagonista, custode e spettatrice.

La sua continuità dipende infatti dalla capacità di trasmettere non soltanto costumi e maschere, ma anche gesti, ruoli, musiche, percorsi e conoscenze.

LA TRANSUMANZA

Quando il paesaggio pastorale entra nel borgo

Al centro dell’immaginario del Carnevale di Tricarico c’è la transumanza.

La mandria rappresentata dalle maschere richiama una pratica che per secoli ha accompagnato la vita delle comunità pastorali: lo spostamento stagionale degli animali tra territori diversi.

Nel Carnevale questa esperienza viene trasformata in una rappresentazione rituale.

La mandria non percorre più i sentieri del territorio, ma le strade del paese.

Il borgo diventa così un paesaggio pastorale simbolico, nel quale una memoria legata al lavoro, agli animali e alla vita rurale continua a essere raccontata attraverso il corpo e il suono.

UN PATRIMONIO VIVO

Dalla memoria alla contemporaneità

Il valore del Carnevale di Tricarico non risiede soltanto nella sua antichità.

Risiede soprattutto nella sua capacità di rinnovarsi senza perdere la propria identità.

Il rito continua a essere praticato dalla comunità e, allo stesso tempo, dialoga con la ricerca antropologica, la fotografia, l’arte contemporanea, la promozione culturale e il turismo.

È questa continuità a rendere il Carnevale un patrimonio vivo: una tradizione che non viene semplicemente conservata, ma reinterpretata e trasmessa da una generazione all’altra.

TRICARICO, CITTÀ DELLE MASCHERE

Dal Carnevale al dialogo tra culture

L’identità delle maschere ha contribuito a fare di Tricarico un punto di riferimento per la valorizzazione delle tradizioni antropologiche legate al Carnevale.

Da questa identità è nato anche il Raduno Internazionale delle Maschere Antropologiche, che porta a Tricarico maschere e gruppi provenienti da diverse aree d’Italia e del mondo.

Il confronto tra tradizioni differenti permette di leggere il Carnevale non come una realtà isolata, ma come parte di un più ampio patrimonio di riti, maschere e rappresentazioni comunitarie.

La tradizione tricaricese diventa così un punto di incontro: profondamente radicata nel territorio, ma capace di dialogare con altre culture.

Il corteo de L’Màshkr attraversa una piazza di Tricarico davanti a un palazzo storico
Copricapi de L’Màshkr, coperti di lunghi nastri colorati, in un interno in penombra
Primo piano di un copricapo de L’Màshkr, fitto di nastri, ripreso di notte

In sintesi

Periodo
dal 17 gennaio all'ultima domenica di Carnevale
Luogo
Tricarico, Basilicata
Elemento distintivo
le maschere dell’Màshkr
Figure principali
vacche e tori
Simbolo
la mandria in transumanza
Rito di apertura
Sant’Antonio Abate, 17 gennaio
Elementi caratteristici
campanacci, vestizione, corteo, scaramucce, serenate e questua
Valore
patrimonio demo-etno-antropologico e immateriale della comunità tricaricese.

Fonti

  1. Scaldaferri, Nicola, “Campanacci di Tricarico e San Mauro Forte”, in N. Scaldaferri (a cura di), Santi, animali e suoni. Feste dei campanacci a Tricarico e San Mauro Forte, Nota, Udine, 2005, pp. 48-59.
  2. Guizzi, Febo, “Campanacci a festa”, in N. Scaldaferri (a cura di), Santi, animali e suoni. Feste dei campanacci a Tricarico e San Mauro Forte, Nota, Udine, 2005, pp. 20-37.
  3. De Martino, Ernesto, Morte e pianto rituale. Dal lamento funebre antico al pianto di Maria, Einaudi, Torino, 1958.
  4. De Martino, Ernesto, Sud e magia, Feltrinelli, Milano, 1959.

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